Memoria / De-Costruzione

Il lavoro è diviso in due parti: Memoria, con immagini scattate sui luoghi del disastro cercando anche le testimonianze dei superstiti, e De – Costruzione, con immagini scattate nella città di (…)

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  • Numero di immagini – 863
  • b/n e colore
  • Leica M10P – Ottiche Sumicron 35mm F2,  Elmartit 90 mm F 2.8, Elmar 135 F 3.5
  • anno di produzione 2023 –
    4 giorni sui luoghi : Longarone, Erto, Casso, Vajont

Vajont Photo Days 1963-2023, edito da Exhibit Around APS di Trieste con il sostegno della Regione Friuli Venezia Giulia

Il lavoro è diviso in due parti:

  • Memoria, con immagini scattate sui luoghi del disastro cercando anche le testimonianze dei superstiti.
  • De – Costruzione, con immagini scattate nella città di Vajont per documentare la diaspora subita dagli Erto-Cassiani

Prima del disastro per anni la popolazione di Erto e Casso fu vessata da poteri forti che miravano a realizzare un progetto finalizzato all’indispensabile sostentamento del boom economico. Poi fu la catastrofe, il limbo dello sfollamento nei paesi vicini, le mozioni popolari, gli atti vandalici, le azioni di forza delle autorità, i referendum poco chiari. Dopo tutto questo, nel 1965, quale forza potevano avere gli Ertocassiani a esprimersi per la ricostruzione dei loro paesi?

E così in quello che impropriamente venne chiamato referendum, attraverso domande presentate in Municipio, 294 capi famiglia per 1425 persone scelsero Maniago, 70 capi famiglia per 368 persone Ponte alle Alpi e 97 capi famiglia per 442 persone Erto. La popolazione si era divisa in tre tronconi.

“…C’era chi diceva che era un bene andarsene. Cosa c’era rimasto da fare ad Erto e Casso?”
“E dove saremmo potuti andare – dice una superstite – non avevamo più una casa. A Pordenone c’erano le fabbriche e finalmente un lavoro sicuro. Era un’occasione per entrare nella “civiltà” dopo secoli di isolamento (…)”

Furono fatti studi urbanistici per progettare un paese nuovo che potesse soddisfare tutte le necessità degli abitanti, e già nel 1966 iniziarono i lavori per le prime costruzioni. La pianta del paese ricorda molto gli accampamenti romani, con strade e vie che si incrociano in maniera perpendicolare. Il viale Colomber è orientato in modo da puntare direttamente verso la Valcellina.

Così nel 1971 nacque Vajont, un paese senza tradizioni e identità dove anziché ricostruire si procedette alla sistematica demolizione di identità, tradizione e cultura di una comunità montana esistente da secoli.
Erto e Casso sono paesi costruiti di pietre e sassi strappati alla montagna, a Vajont domina il cemento armato. Ha lo stesso colore della diga.

Tina Merlin descrive nel suo libro “Sulla pelle viva” come si arrivò alla separazione di una comunità indebolendo le volontà, seminando discordie e facendo false promesse. Il perché di questa diaspora rimane tuttora avvolto in un’alea di mistero e incertezze.